Moletto Nazario Sauro Livorno

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I tacchini della Grommet Reefer E-mail
Venerdì 25 Giugno 2010 10:06

Un “Ceppo” pieno di miseria, tristi feste natalizie, freddo e tanta fame: ma a volte chi guida il nostro destino ha degli impulsi di generosità perché o si annoia, o vuole divertirsi; comunque sia, qualsiasi impulso lo abbia guidato, se a goderne sono migliaia di persone, tanto meglio. Era il Natale del 1952: quel Natale saranno ancora molti a ricordarlo, perché dopo averne visti parecchi nei film americani, grossi, croccanti, arrostiti come si deve, anche i livornesi poterono mettere sul fuoco giganteschi tacchini e levarsi qualche grinza.
I mastodontici bestioni (noi eravamo abituati alle misure dei polli), erano destinati alle cucine di Camp Darby, sulle tavole delle pasciute famiglie dei cittadini statunitensi a Livorno. Ma il caso, o, come abbiano già detto, chi guida il nostro destino, aveva deciso altrimenti e, tirato fuori dal suo otre magico il libeccio più violento mai visto, lo abbatté su una grande nave da trasporto degli Stati Uniti, la “Gromrnet Reefer”, stracarica di autentiche leccornie, ben custodite e sigillate.
Passava, potente ed impettita davanti all’Accademia Navale, quando Eolo in persona, rispettando l’ordine ricevuto, sputò fuori anche i polmoni e la grande nave, con un brivido inimenso, fu letteralmente sospinta sullo scoglio che esce fuori dai flutti tra la nostra “Università del Mare” e i Bagni Pancaldi. La roccia nera nostrana tagliò la fiancata del bestione d’acciaio, come fosse un enorme rasoio. Non si arrese facilmente il frutto di una tecnologia navale fra le più avanzate del mondo e questa lotta titanica richiamò un’autentica folla, ma alla fine, quando l’enorme ferita nell’acciaio si sgranò come se un gigante avesse strappato un pezzo di cielo, tra i marosi apparvero casse e cassette, interi pallets di merce, una pioggia letteralmente caduta dalla cornucopia della fortuna.Incuranti delle onde centinaia i livornesi si piazzarono sugli scogli o si gettarono tra le onde possenti incuranti del pericolo, pur di effettuare un colossale “recupero”. Il mare, però, sembrò calmarsi e fu caccia grossa ai.. .tacchini che furono recuperati in abbondanza dai più intraprendenti lungo l’intera costa livornese, dal Moletto “Nazario Sauro” fino al Rio Maggiore e il Rio Ardenza.
I due “Ciu’hini” vinsero sicuramente il titolo dei “recuperatori” più efficienti e sbarcarono parecchie volte la loro barca al “Moletto”, donando a tanta gente di che sfamarsi per diversi giorni, grazie a quella pesca “miracolosa”. Anche chi scrive, giovane affamato, ma nuotatore da sempre, sangue veneziano nelle vene, accorse al recupero insieme al cugino Mario (Mario Masi divenne anni dopo il popolare capo bagnino dei Bagni Lido). Ci sfiancammo, mentre mio fratello Enio custodiva il pescato con in mano un coltellaccio che avrebbe sicuramente piantato in qualche pancia di malintenzionato se ve ne fosse stato bisogno. Non furono solo i tacchini e i grossi pani di burro, quelli che portammo in secca sugli scogli dell’ex Lazzeretto, di fronte all’Ippodromo: enormi scatole contenenti interi prosciutti cotti, bacon e fagioli, innumerevoli scatoloni di biscotti, cioccolate, scatolette di crema di noccioline, barattoli ermetici di uova liofilizzate, un’autentica manna dal cielo.
Ne mangiammo per un mese recuperando un pò di grasso sulle ossa, e regalando anche noi a parenti e agli amici delle baracche in Fortezza, di che trascorrere un Natale assai ricco. Cesare Favilla, nel suo bel libro “L’America di Campo Darby”, pubblicato dall’Editrice “Il Quadrifoglio”, così descrive questo fatto clamoroso: “Un avvenimento da ricordare accadde verso le due e cinquanta del 15 dicembre 1952. In quella notte, durante una forte mareggiata, le acque del litorale tirrenico furono sconvolte. Le cronache dell’epoca indicano che il libeccio soffiava ad oltre 100 chilometri orari, con punte che raggiungevano i 150! La nave americana “Grommet Reefer”, di circa 4 mila tonnellate, era giunta da Casablanca con circa 178 tonnellate di viveri destinati alla base americana di Campo Darby, tra Pisa e Livorno.
Il natante si trovava in rada in attesa del permesso d’attracco, quando la violenza del mare spezzò gli ormeggi. Spinta dai marosi, la “Grommet Reefer” s’infranse a circa 100 metri dall’Accademia Navale, spezzandosi in due tronconi anche a seguito di esplosioni avvenute nel reparto nafta.
Il comandante dette immediatamente ordine di suonare le sirene per richiedere i soccorsi. Durante le prime ore dopo il naufragio, non fu possibile dare aiuto agli uomini di bordo e le operazioni di soccorso ebbero delle fasi drammatiche.

Parte dell’equipaggio fu portato a riva per mezzo di una teleferica stesa tra la nave e la Terrazza Mascagni. Fu soltanto con l’aiuto di quattro elicotteri che altri quattordici uomini rimasti aggrappati a poppa del natante, ifirono finalmente portati in salvo. La tragedia era stata veramente sfiorata. I quaranta uomini di equipaggio se la cavarono con qualche graffio e con tanta paura. L’intera operazione di salvataggo fu seguita in diretta da centinaia di livomesi che si accalcarono lungo il viale Italia, all’altezza dei Bagni Acquaviva.
Alla tragedia, come si usava una volta nei miglior teatri, seguì la farsa. La maggior parte dei viveri costituenti il carico era caduta in mare.
Si videro cosi galleggiare, trasportate dalle onde, a riva o persino nei canali, tacchini, pani di burro, prosciutti, frutta, interi pacchi di viveri. Questa volta il libeccio aveva regalato ai livor- nesi ottime cibane Furono molti quelli che cercarono di arraffare il piu possibile anche nei giorni che seguirono, fino a quando la zona interessata al fortunale non venne “ripulita” di tutto quel bendi dio. Ipiù fortunati, quelli che fecero una raccolta abbondante, si improvvisarono addirittura in rivenditori e, oltre ad aver degustato qualche cibo insolito, riuscirono a mettersi in tasca anche qualche soldo.”

 

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