Moletto Nazario Sauro Livorno

Quel 25 Aprile E-mail
Venerdì 25 Giugno 2010 10:13

Uno degli aneddoti più curiosi e avventurosi legati alla storia del “Moletto”, e ai suoi frequentatori più assidui, è la disavventura capitata il 25 aprile del 1953 ad un gruppo di pescatori. Un aneddoto, non una tragedia, per far comprendere ai lettori la durezza e le difficoltà della vita di mare, ma anche quanto il mare possa essere gratificante, seppure non venga mai ricambiato adeguamente. Quel 25 aprile due barche di pescatori erano salpate dal “Moletto” alla volta della Torre della Meloria con l’intenzione di saccheggiare qualche bella motta di “occhiate”. Nessuno dei cinque uomini immaginava che di lì a poco avrebbe vissuto un’esperienza a dir poco insolita. Chi di essi poteva prevedere un ritorno così veloce al “Moletto” e una pesca che non permetteva nemmeno di cucinare una misera minestra? Che accadde? Vediamo. Quando i cinque pescatori sulle due barche giunsero in vista della Meloria, la loro attenzione ffi attratta da un oggetto non identificato che stava precipitando dal cielo con una picchiata degna di uno “Spitfire”. All’inizio parve loro come grossa zanzara a motore, poi, dopo una fase parecchio convulsa, videro che si trattava di un aereo in caduta libera. Sentirono di essere invasi da quella sensazione di paura che afferra la gola in presenza di una tragedia, ma quando il velivolo piombò in mare, essi accesero i motori e si diressero verso il luogo dell’ impatto dove giunsero rapidamente.
Sicuramente, e le notizie successive lo confermarono, i motori dell’aereo si erano bloccati, ma che importava? Adesso bisognava trovare i naufraghi del cielo, così i pescatori si misero a cercare gli eventuali superstiti. Furono fortunati e in pochi ninuti li raggiunsero traendoli in salvo. Non appena gli sfortunati aviatori fùrono a bordo, motori a tutta manetta per raggiungere rapidamente il ‘Moletto”, dove, nel frattempo, avvertita preventivamente, un ambulanza li caricò e condusse al pronto soccorso dell’ospedale. I due, un senese e un genovese, si erano alzati in volo dall’aeroporto di Guasticce, per precipitare dopo appena venti minuti di volo. I loro salvatori non ne seppero più niente, salvo che erano stati dimessi quasi subito dall’ospedale. Erano arrivati dal cielo e sparirono come la nebbia al sole e i loro salvatori non ne ebbero nemmeno un misero grazie.
Importante, però, il fatto che ancora una volta la legge del mare e la sua regola principale che impone di salvare qualsiasi vita in pericolo, fosse stata rispettata, e, da questo salvataggio, un’altra conferma della proverbiale caratteristica di senesi e genovesi: sono tirchi e non offrirebbero nemmeno a chi salva loro la vita, un misero bicchierozzo di vino.

 

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